|
|
Immersioni estreme, il naufragio dell'Andrea Doria e la febbre del reperto
Il 25 luglio del 1956, alle 23.10, il lussuoso transatlantico Andrea Doria affonda dopo una collisione con la Stockholm al largo di Nantucket, di fronte alla costa orientale degli Stati Uniti. Da quel momento il relitto della nave italiana si trasforma in uno dei luoghi più proibitivi e per questo ambiti dai subacquei, una sorta di Everest delle immersioni estreme. Lo scafo si trova infatti a settantacinque metri di profondità, una soglia limite oltre la quale l’aria può diventare tossica e chi s’immerge rischia la narcosi da azoto, che causa confusione e impedisce di prendere decisioni lucide. Eppure il rischio non ha frenato
decine di subacquei, per i quali poter esibire una porcellana dell’Andrea Doria (per lo più piatti e tazzine) equivale oggi a un certificato di abilità ed esperienza nelle immersioni estreme.
Profondità fatale racconta l’avvincente storia delle immersioni sul relitto e dei tragici incidenti che l’hanno segnata. Ad esempio, quelli dei tre subacquei di grande esperienza che hanno perso la vita, nelle estati del 1998 e del 1999, immergendosi dall’imbarcazione d’appoggio Seeker.
Autore: Haberstroh Joe
Editore: Nutrimenti
Edizione: 2011
Pagine: 256
Formato: 16x14
Lingua: italiano
|